Laze Biose

La Perdita dell’Aureola

LYRIC

Fase uno: rifiuto del pubblico, perdita dell'aureola
Non domandarci formula che mondi possa aprirti, si qualche storta sillaba e secca come una ramo, codesto solo oggi possiamo dirti ciò che non siamo e ciò che non vogliamo, stiamo in condizioni pessime, situazioni prossime al rimedio-suicidio, sui cicli di Dio ci faccio un programma in radio, schiacciato dalle Simplegadi come in Apollonio Rodio, non ho ragioni per il pubblico, per loro solo l'omicidio, incido nastri per non si sa quale motivo, oggi perché mesto, oggi per principio evolutivo, resto invettivo quanto inventivo, forse i pareri sono troppi per poter dire definitivo, voti ai fini di constatare che sei tu il più bravo, ti fai il vinile ed hai superato le potenze divine, non ti sto manco a sentire, per chi soltanto sfida l'ignoto c'è una sola visione: il dolore, il grado superiore è l'inconclusione, più che non capire il tuo è non concepire il mio umore, il termine terrestre contrapposto al termine di paragone, non si sa se ci sia soluzione, non si può capire cosa sia sogno cosa reale, tamen ego cupio scire, ubi invenire, hanc solidam doctrina moralem, il bene il male, fanno parte del dualismo tradizionale, e quindi sono da evitare, tono solenne, tono imperiale

Fase seconda: inettitudine, presa di coscienza
In una notte sul monte calvo, grido come Edvard Munch e prendo la forma del paesaggio, improvvisamente nevica a Maggio, leviga il faggio, faccio autoanalisi livello paranoia, scorciatoia inutile, oppure metodo per giungere alla gioia, Goya Francisco, dipingo mostri che mi infastidiscono, confiscano, le cellule del mio cervello spariscono, mistico e materialista in sincrono, mentre gli altri scelgono, scendono a patti, io resto confuso e imbronciato al party, o incazzato nei portici, come gli stoici, uccido giudici per liberarmi dai canoni, ma credimi, non riesco a muovermi senza limiti, credimi, i miei monologhi rivelano anomali melanomi incontrollabili, risolvibili mediante ulteriori sforzi critici, procedimenti psichici, cicatrici su cicatrici... uccidetemi! Troppe antitesi rendono schizofrenici, intendo che quando vedo il tuo mondo lo vedo diverso, ho scelto la non scelta e ne sto pagando il prezzo, provo ribrezzo per la certezza, disprezzo per il dubbio profondo, sono io l'inetto o è l'universo che mi è contro? Se rispondo... sbaglio! Scaglio pietre contro tutti, in primis contro me stesso, trancio giudizi affrettati, ma almeno ho il coraggio di ammetterlo, Cristo! Il dubbio non basta adesso, pronto all'infrazione del canone, anche quello imposto da questo testo

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